Rocca di Botte (AQ)

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Liberamente tratto da  Wikipedia,

Rocca di Botte è un comune italiano di 843 abitanti della provincia dell’Aquila, in Abruzzo. Fa parte del club dei Borghi autentici d’Italia.

Rocca di Botte è un comune situato a 750 m s.l.m., posto tra l’Abruzzo e il Lazio, alle falde nord-occidentali dei monti Carseolani al confine con i monti Simbruini e l’omonimo parco naturale. Il paese confina a nord, nordest con i comuni abruzzesi di Oricola, Pereto e Cappadocia; a sud, sudovest con quelli laziali di Camerata Nuova, Cervara di Roma ed Arsoli, segnando la linea di confine della piana del Cavaliere con l’alta valle dell’Aniene.

Il nucleo abitato è adagiato sul versante settentrionale del monte La Corte che corona di verde il borgo antico, mentre nella parte pianeggiante del suo territorio a 672 m s.l.m. si trova la zona residenziale di Casaletto, località attraversata dal corso del Fosso Fiojo.

Dista circa 50 chilometri da Avezzano, 63 dall’Aquila e circa 70 da Roma.

Sull’origine del nome Rocca di Botte ci sono diverse ipotesi:

La vecchia rocca edificata tra l’XI e il XII secolo è situata nella parte più alta del monte La Corte nei pressi della fonte a Monte e presentava una forma difensiva tipica di un castello-recinto. La forma della fortezza avrebbe dato origine al nome di Rocca di Botte.

L’ipotesi etimologica che collega il toponimo al nome del principe tracio Bitty (o De Butis) è stata giudicata inverosimile.

Stando ad alcuni documenti dell’XI secolo, il nome del paese deriverebbe dalla forma della volta a botte del serbatoio idrico situato a mezza costa sul monte San Fabrizio. La cosiddetta fonte a Monte originariamente venne utilizzata per rifornire di acqua il nucleo abitato.

Durante l’epoca dell’incastellamento su alcune carte storiche viene identificato con il solo nome di “Rocca” o di “Butte”, mentre nella bolla di Papa Clemente III del 1188 appare come “Rocca de Butta”.

Su un catalogo angioino del XIII secolo è riportato il toponimo di “Rocca de Labucco”. Nel XVII secolo, in alcuni documenti ecclesiastici, il borgo sarebbe citato come “Arx”, “Arx Fortium”, “Arx Samnitum” o “Castro Arcis Vegetis”. Dal Basso Medioevo in poi risultano più di frequente i toponimi di “Rocca de Bucte” e “Roccabotte”.

«Se c’è una cosa che subito colpisce di Rocca di Botte

è che, nonostante la lontananza dalle grandi vie di comunicazione e, forse, la modestia dell’economia,

è stata per lunghi secoli un vero e proprio centro di attività artistiche»

L’ocres posto in altura su un’area rocciosa del monte San Fabrizio veniva identificato nel medioevo con il nome di Sancti Fabrizi[10].

Il paese risulta di origine antica, tuttavia le prime notizie certe risalgono solo al X secolo, molto probabilmente Rocca di Botte era già sede di un monastero basiliano o benedettino. Qui nell’XI secolo nacque e visse fino all’adolescenza san Pietro l’eremita, soprannominato “Cavaliere itinerante“, che è il protettore del paese. Morto a Trevi nel Lazio, fu proclamato santo il primo ottobre 1215 dal vescovo di Anagni, Giovanni IV.

Dal 1173 Rocca di Botte fu soggetta alla signoria di Ottone De Montanea, la cui famiglia governò fino al XIV secolo, successivamente passò sotto il controllo degli Orsini e dal 1496 divenne feudo della famiglia romana dei Colonna grazie alla donazione fatta a questa dinastia da parte di Federico I di Napoli.

Il paese seguì le vicende storiche delle baronie della Marsica e in particolare del ducato di Tagliacozzo ed Albe conoscendo il massimo sviluppo edilizio e architettonico durante il XVI secolo grazie ai colonnesi. Tuttavia subì gravi devastazioni per indisciplina e disubbidienza della popolazione: la prima fu ordinata agli inizi del secolo dal vescovo reatino Scipione Colonna, la seconda ben più grave avvenne nel 1557 ad opera dei militi del duca albense.

Il paese subì la grave epidemia di peste nel 1656 che ne causò un brusco spopolamento.

Il 27 dicembre del 1907 Rocca di Botte conquistò ufficialmente l’autonomia amministrativa, grazie anche all’impegno del comitato civico. Il paese, come tutti i centri della piana del Cavaliere, subì danni a seguito del terremoto di Avezzano del 1915 ma non esiti distruttivi paragonabili a quelli dell’area del Fucino e della valle Roveto.

Negli anni duemila il comune ha fatto registrare un boom demografico raddoppiando quasi il numero dei residenti rispetto agli anni settanta-novanta. Il paese, situato a ridosso del Parco regionale dei monti Simbruini, è considerato una salubre località di villeggiatura.

Monumenti di interesse

Chiesa di San Pietro Apostolo

Chiesa di Santa Maria della Febbre

Torre dell’orologio

Architetture religiose

Santuario della Madonna dei Bisognosi.

Situato nel mezzo del confine tra Rocca di Botte e Pereto, sul monte Serra Secca, venne eretto secondo la tradizione nell’anno 608 il Santuario della Madonna dei Bisognosi. Internamente è ospitata la statua scolpita in legno di ulivo di Maria santissima con in grembo il bambino Gesù, proveniente da Siviglia. In questo luogo papa Bonifacio IV si recò per consacrare la chiesa e per ringraziare la Madonna per la sua guarigione, donando il crocifisso processionale ancora esposto. Il santuario internamente è decorato da affreschi del tardo quattrocento raffiguranti scene del paradiso e dell’inferno relative al giudizio universale. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale.

Chiesa di San Pietro Apostolo

Chiesa madre del paese, conserva due opere in marmo del XII secolo: l’ambone e il tabernacolo. Conserva due organi, quello antico già presente nel 1636 e quello nuovo attribuibile all’artista di Affile, Cesare Catarinozzi. Una lunga fase di restauro, nei primi anni del XXI secolo, li ha riportati all’originario splendore.

Chiesa di San Pietro Eremita

Verosimilmente risalente al 1215, l’anno della canonizzazione, la chiesa è dedicata al sano patrono, San Pietro l’eremita, di sicuro appare citata in un catalogo angioino del 1273. Contigua alla casa natale del santo venne ricostruita nel 1777. È situata nella parte più antica del borgo.

Chiesa di Santa Maria della Febbre

Risalente al XII-XIII secolo presenta due piani, uno superiore dedicato a santa Maria del Pianto e uno inferiore. Il nome della chiesa sarebbe legato alle epidemie di peste dell’epoca, l’edificio venne infatti utilizzato anche come ospedale. Conserva affreschi tardo quattrocenteschi raffiguranti la Pietà, il Cristo benedicente, san Giacomo e sant’Onofrio.

Torre dell’orologio

Torre campanaria con orologio che domina il paese. Situata in piazza Umberto I è uno dei simboli del comune.

Stazione dei Carabinieri reali

Istituita con l’Unità d’Italia per contrastare il fenomeno del brigantaggio postuniano la sede dei Carabinieri reali di Rocca di Botte fu chiusa nel 1874, pochi anni dopo la presa di Roma. Il portale in pietra dell’ingresso principale è sovrastato da uno stemma, all’interno dell’ex caserma si trovano alcuni dipinti murali risalenti al XIX secolo.

Fontana del Colle: antico fontanile situato dinanzi la sede municipale.

Arco del Portonaccio: probabile residuo di una tenuta della famiglia De Montanea, l’arco secentesco è situato nella parte bassa del paese in località Casaletto.

A Colle San Vito i rinvenimenti di strutture murarie riferibili ad un edificio di culto con blocchi a fregi dorici, un rocchio e, soprattutto, i resti scheletrici di 4 individui (due adulti e due infanti), hanno fatto presupporre l’esistenza di monumenti funerari. Rinvenuta anche una ciotola in maiolica arcaica (databile tra il XIV ed il XV secolo). I successivi scavi e studi hanno fatto presupporre l’esistenza in zona di un castelliere.

Schegge silicee, frammenti di terracotta e preziosi ritrovamenti di ceramiche, marmi, mosaici, tombe “alla cappuccina”, epigrafi, cippi, resti di capanne ed anche frammenti architettonici farebbero presupporre la presenza dell’uomo primitivo nella valle del Fiojo e nelle località di La Prata, Casaletto, Piè di Serra Secca, Fontana Vedeca e Roccabella.

Resti dell’antico castello-recinto edificato su uno sperone roccioso nei pressi della Fonte a Monte.

Cammino di San Pietro eremita

Itinerario storico e naturalistico che ripercorre la peregrinazione di san Pietro l’eremita tra i luoghi della piana del Cavaliere, il sublacense e l’alta valle dell’Aniene, fino a Trevi nel Lazio, nel frusinate, dove il santo morì ed è sepolto.

Casa natale di san Pietro l’eremita

Tra la fine di agosto e la prima domenica di settembre di ogni anno si rinnova il rito della “Comparanza” o del “Comparatico in San Pietro” tra i comuni di Rocca di Botte e Trevi nel Lazio. Le celebrazioni religiose si svolgono in onore di san Pietro l’eremita, patrono dei due comuni. Il 29 agosto i fedeli di Rocca di Botte si recano a Trevi nel Lazio, mentre in occasione dell’ottavario, ovvero otto giorni dopo, il gemellaggio e il pellegrinaggio si rinnovano nel paese marsicano.

Nella prima decade di settembre durante il “Comparatico” di Rocca di Botte si celebra il rito della Panarda con l’offerta del pane benedetto di san Pietro, cotto nel forno originario della casa natale del santo eremita.

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