Poggio Cinolfo (AQ)

Liberamente tratto da Wikipedia

Poggio Cinolfo è una frazione abruzzese di circa 480 abitanti del comune di Carsoli (AQ) in Abruzzo.

Il borgo montano è posto a 713 m s.l.m. sul versante settentrionale dei monti Carseolani. Il paese è dominato dal palazzo baronale edificato al confine della contea dei Marsi intorno all’anno mille, alla cui sommità è possibile ammirare la piana del Cavaliere e i rilievi montuosi più importanti, a nord il monte Terminillo e ad est il monte Velino. Confina a nord con Collalto Sabino, ad ovest con Vivaro Romano, a sud con Civita di Oricola, ad est con il capoluogo comunale.

Dista circa 50 chilometri da Avezzano, 60 dall’Aquila e circa 67 da Roma.

Il nome del borgo è legato con ogni probabilità a Siginulfo, esponente dei conti dei Marsi. Lo storico Muzio Febonio nella sua opera Historiae marsorum, grazie ad una antica epigrafe in lingua osca, affermò che il toponimo originario fu Podio Dinolfi.

Verosimilmente il paese fu edificato dal re dei Longobardi, Agilulfo, appartenendo come tutti i centri della provincia Valeria al ducato di Spoleto, almeno fino alla metà del Settecento. L’area dove sorge il paese è posta al confine delle zone che nell’antichità furono contese dagli Equi e dai Marsi. I primi insediamenti risalirebbero al III secolo a.C. ma è nell’epoca dell’incastellamento che Poggio Cinolfo si sviluppa maggiormente.

Nel medioevo il borgo era noto con i nomi di Poggio Siginolfo o Poggio Ginolfo i cui toponimi venivano messi in relazione al primo signore del paese, esponente della famiglia Berardi dei conti dei Marsi. Grazie alla conformazione geologica delle sue rocce e del suo territorio ha subito danni non irreparabili a causa del terremoto che nel 1915 devastò l’intero territorio della Marsica

Chiesa di Santa Maria Assunta

Edificio di culto realizzato in pietra locale dallo scalpellino Giambattista Colucci. L’edificio, costruito su una chiesa preesistente, presenta un’incisione dell’anno 1734 che indicherebbe la data di fondazione. La chiesa consacrata nel 1788 presenta una navata ampia e luminosa, l’altare maggiore e quattro altari laterali. All’interno ci sono la pala d’altare raffigurante l’Assunzione della Vergine (attribuita da alcuni studiosi ad Agostino Masucci, Giuseppe Bottani e Stefano Pozzi, i dipinti del Padre Eterno, della Vergine che schiaccia il serpente e di antichi stemmi araldici. Le pale di Angelo Balestra sono datate 1883 e 1841. Nella chiesa è presente l’urna con il corpo di Santa Fortunia, patrona di Poggio Cinolfo.

Chiesa e convento di San Francesco

Gli edifici originari sarebbero risalenti al 1216, anno in cui san Francesco d’Assisi visitò il borgo dopo aver soggiornato a San Benedetto dei Marsi, all’epoca sede della chiesa madre della diocesi dei Marsi. Chiesa e convento rimaneggiati più volte durante i secoli hanno mantenuto alcune tracce delle strutture originarie, in particolare una cella del convento con finestra dotata di grata da cui il santo si fece ammirare dai fedeli.

Chiesa della Madonna delle Grazie, edificata nella seconda meta del XVII secolo.

Chiesa di San Pietro, citata con il nome di “Sancti Petri in Podio”, insieme alla chiesa di Santa Maria, nella bolla di Papa Clemente III indirizzata al vescovo dei Marsi Eliano nel XII secolo.

Cappella di San Rocco, risalente al XVII secolo.

Facciata del palazzo baronale

Palazzo baronale

Edificato con ogni probabilità nell’XI secolo, segnava il confine della contea dei Marsi e ancora oggi delimita i territori della Marsica e della Sabina. Detto anche palazzo Savelli o palazzo Coletti, nei secoli ha visto molte famiglie in capo alla proprietà: Mareri, Zambeccari e Savelli. Successivamente il palazzo è stato ceduto ai marchesi Marcellini Marciani. Nel XVIII secolo Carlo VI d’Asburgo lo donò al marchese Ottieri, mentre gli ultimi suoi signori, insieme a tutti i possedimenti di Poggio Cinolfo, saranno i baroni Coletti. Nel suo interno il piccolo cortile, creato nel XVII secolo a seguito dei lavori di definitivo ampliamento del palazzo, è impreziosito da alcuni pilastri. Ci sono quattro piani, il seminterrato che veniva utilizzato per raccogliere l’acqua e per mantenere le derrate alimentari, il piano terra che ospitava cucine e servizi, il piano intermedio nobile e l’ultimo piano della servitù. Dall’aspetto possente e vetusto si presenta ancora come una vera e propria residenza.

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